Il Diavolo in attesa sul Ponte della Sorte
diavolo ponte della sorte

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Un tempo, attraversare le due Valli del Bitto non era cosa da poco: non solo era necessario oltrepassare un ponte fragile e rudimentale, il “Ponte della Sorte”, ma poteva capitare che il Diavolo apparisse per tendere all’ignaro passante uno dei suoi tranelli… Ma non tutti i passanti sono ignari come sembrano, come dimostra la storia di don Carlo!

Il Diavolo non agisce a caso: prende di mira soprattutto i disobbedienti e coloro che credono di essere al di sopra delle regole, o degli sprovveduti che magari non le conoscono e, quindi, peccano di ignoranza e ingenuità. È sufficiente una semplice trasgressione per essere presi di mira… Non a caso un detto, in Valgerola, afferma: quand el suna l’Ave Maria, quiì che de fö ed Diavul glia porta via (“quando suona l’Ave Maria, quelli che sono fuori casa il Diavolo se li porta via”).

Ma “se li porta via” dove? All’Inferno, ovviamente. Ma dovrà pur esserci un ingresso, una porta, un’entrata che permetta al Diavolo di fare avanti e indietro come gli pare e piace: probabilmente il mondo è pieno di simili ingressi (basti pensare a tutte le storie che circolano su Satana e demoni vari in ogni parte della Terra!), e uno di questi si trova proprio tra le due valli del Bitto!

Questo passaggio infernale si nasconde da qualche parte nel fondovalle, nei pressi del letto del Bitto, lungo il dosso di Bema. Prima del XIX secolo, a collegare la Valgerola alla Valle di Albaredo non c’era nemmeno un vero e proprio ponte, ma qualche tronco accatastato che collegava le due parti dello strapiombo. Quello era l’unico punto grazie al quale era possibile passare da una valle all’altra senza impiegare troppo tempo, ma era anche un attraversamento molto pericoloso: erano sufficienti delle cattive condizioni climatiche, un po’ di disattenzione, un pizzico di sfortuna e… In un attimo, cadevi nel baratro! Per questo quel ponte improvvisato venne soprannominato il Punt de la Sort, “Ponte della Sorte”. Attraversarlo incolumi era come lanciare in aria una moneta e sperare che uscisse “testa” o “croce”: un’eterna scommessa!

Solamente nel 1820 il ponte di legno venne sostituito da una struttura più solida in pietra, ma il soprannome “Ponte della Sorte” rimase: anche perché, che fosse di legno o di pietra, al Diavolo non cambiava proprio nulla! Lo dimostra la storia che ora vi raccontiamo, che vede come protagonista don Carlo Passerini: egli fu parroco di Sacco tra il 1826 e il 1873, ricordato tuttora da una lapide come un “pio pastore e caritatevole”.

Il racconto che lo vede protagonista testimonia come il passaggio dalla Valgerola alla Valle di Albaredo fosse ostacolato da presenze demoniache anche dopo la costruzione di un ponte di pietra.

Tutto iniziò in estate, stagione dalla quale non ci si aspetterebbe nulla di maligno e oscuro: ma il Diavolo non va mai in ferie, si sa!
Il nostro racconto è ambientato in una giornata particolarmente soleggiata, quindi aspettarsi qualcosa di sinistro era ancora meno probabile… Il Diavolo, però, non è come i vampiri: un po’ di sole non lo ferma di certo!

Comunque: in questa bella giornata d’estate, don Carlo si recò alla parrocchia di Bem,a in occasione della festa di San Rocco, per celebrare la ricorrenza. Durante il viaggio di andata non ebbe problemi: raggiunse il Ponte della Sorte, attraversò il dosso di Bema e raggiunse il paesino senza alcun problema. Celebrò la messa e partecipò tutto contento al banchetto che ne seguì, senza imprevisti che potessero guastare la giornata. Il tempo passò, passò, passò… Poi il sole cominciò a tramontare.

Vi ricordate il detto valgerolese? Quando suona l’Ave Maria, quelli che sono fuori casa il Diavolo se li porta via…

Don Carlo cominciò il viaggio di ritorno verso l’imbrunire, cosa per niente raccomandabile in una valle ricca di superstizioni. Quando raggiunse il Ponte della Sorte, l’uomo si rese conto che il tempo era completamente cambiato: grosse nuvole nere ricoprivano il cielo e l’atmosfera mutò del tutto. Rombi di tuono annunciarono un furioso temporale e il povero parroco stette in guardia, un po’ timoroso di dell’improvviso cambiamento… Ma quello era solo l’inizio.

Don Carlo si diede coraggio e fece per attraversare il ponte… Ma si accorse che era sparito, come se non fosse mai stato costruito!
L’uomo strabuzzò gli occhi, ma il fatto non cambiava: il Ponte della Sorte era scomparso!

Il parroco non fece nemmeno in tempo a porsi troppe domande che, proprio davanti a lui, apparve un personaggio elegante e dall’aspetto misterioso, i tratti del volto in larga parte nascosti dalla semioscurità. Lo sconosciuto si rivolse così a don Carlo, con voce melliflua: “Il ponte è scomparso, ma posso farti ugualmente passare dall’altra parte: ti basterà rivelarmi il nome del fedele più giovane che hai confessato questa mattina”.

Detto questo, l’uomo schioccò le dita e comparve un altro ponte, dall’aspetto ancora più sicuro del Ponte della Sorte. Don Carlo, però, non si fece ingannare: solo un demone avrebbe potuto compiere una magia del genere e fare una richiesta simile! Il parroco non avrebbe mai rivelato un bel niente: sapeva che, se avesse fatto altrimenti, l’anima del “fedele più giovane” sarebbe stata spacciata, probabilmente intrappolata in qualche girone infernale!

C’era solo una cosa da fare: giocare d’astuzia. Don Carlo cercò di apparire il più tranquillo possibile e rispose: “Accetterò la tua gentile offerta, ma solo se potrai nascondere dalla mia vista il Bitto in piena: solo così troverò il coraggio il attraversare il tuo ponte”.

Lo sconosciuto – che, ovviamente, era il Diavolo – esaudì prontamente la richiesta: con un nuovo, impercettibile gesto, fece comparire una spessa nebbia che finì con il coprire il paesaggio circostante. Era proprio quello che il parroco voleva: nemmeno il Diavolo poteva vederlo, almeno non subito, così con agilità sorpassò il ponte, disegnò il segno della croce per terra e continuò per la sua strada il più velocemente possibile, verso Sacco. Il Diavolo, quando si accorse dell’inganno, fece per inseguire don Carlo, ma si rese conto di non poterlo fare: il segno della croce al di là del ponte glielo impediva!

“Mi hai ingannato, cristiano!” gridò il Diavolo, in preda all’ira “e per questo maledico questi luoghi, e la colpa sarà tua: quando morirai, questa montagna crollerà!”

Le urla del demonio arrivarono alle orecchie di don Carlo, che però non si preoccupò troppo della maledizione: anzi, raccontò la sua piccola disavventura agli abitanti di Sacco, sbeffeggiando le ultime parole del Diavolo. In effetti, alla morte del parroco non crollò proprio nessuna montagna: certo, almeno per ora…

 

✏️ Scritto da Vanessa Maran,
il 11/04/2017.

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