Geologia

In tempi lontanissimi, in seguito alla formazione della catena delle Alpi (risultato della convergenza di due grandi continenti, la Paleoafrica e la Paleoeuropa), la Valgerola nemmeno esisteva: fu invece il risultato di un lungo lavoro certosino da parte degli agenti atmosferici, dei corsi d’acqua e delle calotte glaciali. Nel corso del tempo, l’alternanza delle diverse ere geologiche portò alla nascita e all’estinzione di diverse piante e animali, dei quali rimane solo qualche rara traccia. Di questo remoto passato, infatti, rimangono solo i fossili: dalle impronte di giganteschi rettili ai calchi di una particolare conifera, la Cassinisia Orobica, scoperta proprio in Valgerola negli anni ’70.
 

 

Dalle origini al Medioevo

I primi insediamenti umani risalgono probabilmente al XII secolo, anche se sicuramente la Valgerola fu il teatro degli spostamenti di popoli più antichi: dai Liguri ai Celti, dagli Etruschi ai Romani, fino ai Goti e ai Longobardi. Probabilmente i primi veri abitanti della valle furono pastori provenienti delle zone limitrofe, in cerca di nuovi pascoli e di giacimenti di ferro, ma anche di un rifugio per fuggire ai conflitti che si alternarono per tutto il Medioevo. Fu così che venne fondato il villaggio di Santa Maria dell’Acqua Viva, la futura Gerola Alta, che diventò ben presto un centro importantissimo per collegare i due versanti delle Orobie.

Il primo documento che testimonia l’esistenza di Gerola è una pergamena risalente al 1238, tuttora conservata nell’archivio parrocchiale. Fu proprio in questo secolo che un’alluvione del torrente Bitto distrusse il paese, il quale fu poi ricostruito, per appunto, come “Gerola”: il nome deriva da “gera“, ossia “ghiaia”, ed è l’unico elemento che rimane di questo evento spiacevole, avvenuto secoli addietro.
 

 
Ciononostante, nel 1321 Gerola era già un comune autonomo, dotato di una propria chiesa: le decisioni più importanti venivano affidate ad un’assemblea composta dai capi-famiglia, che si riuniva una volta all’alto per discutere della vita e dei problemi della comunità. Le attività più diffusione erano, ovviamente, l’allevamento e la coltivazione di orzo, canapa, segale e miglio, anche se un ruolo importantissimo ebbe anche l’estrazione del ferro: quando, pochi anni dopo, Gerola entrò a far parte della Signoria dei Visconti, Milano sfruttò proprio i giacimenti della Valgerola per la produzione di armi.
 

Dal Quattrocento al Seicento

Nel corso del Rinascimento la Valgerola attraversò un periodo benestante, durante il quale prosperarono diverse famiglie illustri: a Gerola, ad esempio, vivevano i Ruffoni e gli Stella di Padova, mentre di origine francese erano i Foppa e i Curti. Durante il XVI secolo, questa zona divenne il confine fra tre diversi regni: i Grigioni svizzeri (che nel 1512 conquistarono la Valtellina), la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, come ricorda ancora oggi la cima del Pizzo dei Tre Signori.
 

 
Purtroppo il Seicento riservò (non solo alla Valgerola, ma addirittura all’Europa intera) un periodo arduo: la valle si tramutò in uno dei campi di battaglia della Guerra dei Trent’anni, per non parlare della peste del 1630. Questa epidemia decimò la popolazione della Valtellina, tant’è che gli abitanti di Gerola scesero da 743 a soli 350. Solamente gli alpeggi riuscirono a resistere, complice il fatto che il Bitto era già diventato un formaggio rinomato e apprezzato.
 

Dal Settecento all’Ottocento

Proprio per merito delle rendite degli alpeggi, a Gerola fu possibile la costruzione della chiesa parrocchiale, consacrata nel 1796, e del suo campanile. Fu però la discesa di Napoleone in Italia a segnare un cambiamento considerevole nell’assetto politico della zona: il 1797, infatti, segnò la fine della dominazione dei Grigioni, quando anche la Valgerola entrò a far parte della Repubblica Cisalpina. Nel 1805, con la fondazione del Regno d’Italia, il centro di Gerola era compreso nel Cantone V di Morbegno, con una popolazione di 905 abitanti. Il Settecento, quindi, fu un periodo di grande ripresa dopo il disastro che la peste aveva provocato: ciononostante, l’emigrazione verso il fondovalle era già in aumento.

Napoleone, si sa, non durò a lungo: con il Congresso di Vienna del 1815 i territori della Valtellina entrarono a far parte dell’Impero austriaco e non si parlò più di “Regno d’Italia” fino al 1861. Per i valgerolesi la prima metà del XIX secolo fu veramente difficoltosa: oltre al tragico incidente del 1836 (una valanga distrusse la fazione di Case di Sopra, causando numerose vittime), la valle dovette affrontare un periodo di carestie, dovute ad un clima più rigido.
 

 
La situazione si vivacizzò in seguito alla Seconda Guerra d’Indipendenza, quando nel 1861 la Valtellina entrò a far parte del Regno d’Italia. Da quell’anno, il centro di Gerola venne ufficialmente definito “Gerola Alta”: all’epoca contava ben 1074 abitanti! Ma non solo: nonostante il flusso emigratorio verso il fondovalle, l’Argentina e gli Stati Uniti, a Morbegno si iniziò un’attività di valorizzazione della Valgerola che contribuì alla costruzione delle prime case per il soggiorno estivo.
 

Dal Novecento ad oggi

 

 
Il primo decennio del Novecento vide l’importante costruzione di una strada carrozzabile che, da Morbegno, finì con il collegare tra di loro tutti i paesi della Valgerola. Furono installati anche degli impianti idroelettrici, in uso tutt’oggi, e questa volontà di costruire nuove infrastrutture (strade, acquedotti, ecc…) venne ripresa nel corso del Secondo Dopoguerra. I due conflitti mondiali, infatti, costituirono una parentesi tragica anche per la Valgerola, che pagò un triste tributo in vite umane: numerosi furono gli abitanti della valle a perdere la vita lontani da casa, in Russia o sul fronte greco-albanese.
 
 
Con la fine di uno dei periodi storici più cupi della storia dell’uomo, il comune di Gerola raggiunse il massimo storico di abitanti nel 1951, con ben 1379 gerolesi. Tuttavia, a causa dell’industrializzazione e della crisi dei settori tradizionali (primi tra tutti l’agricoltura e l’allevamento), l’emigrazione contribuì a un notevole spopolamento della zona: basti pensare che nel 2005 Gerola Alta ha contato solo 237 abitanti.

A questa crisi demografica, però, si contrappone una valorizzazione dei prodotti tipici valgerolesi (primo tra tutti il formaggio Bitto, ma non solo), nonché dei suoi ambienti selvaggi e delle sue tradizioni. A partire dagli anni ’60, grazie anche al contributo di Pescegallo e ai suoi impianti di risalita, nasce un interesse turistico nei confronti della valle, che merita di essere esplorata, scoperta e riscoperta. La Valgerola, infatti, è decisa a non abbandonare il proprio passato: ancora oggi, nelle fazioni di Gerola Alta, si possono trovare tesori nascosti e oggetti dimenticati… Segno che la cultura e la storia della Valgerola sono ancora vive e protagoniste: è sufficiente uno sguardo attento e un’indole curiosa per rendersene conto.

Potete leggere altri approfondimenti sulla storia e i personaggi della valle nella sezione BLOG!

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