Il web: un link tra il cuore e la montagna
montagna emanuele fontana

Oggi non vi raccontiamo una leggenda ma una storia vera…

Una storia che ci ha molto commosso e che ha portato alla luce quanto possa essere utile il web anche per ragioni legate al proprio cuore, ai propri sentimenti e, in questo specifico caso, ai ricordi più intimi.

È la storia di Emanuele Fontana, per i suoi familiari Manuel, che, esperto scalatore e appassionato di montagna , muore il 27 settembre del 2003 a soli 34 anni, presumibilmente al termine di un’escursione alpinistica che lo aveva condotto, come ogni fine settimana, in cima alle sue adorate vette. Manuel aveva un sogno che stava realizzando di lì a poco, andare in Nepal a scalare.

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Sono passati 13 anni da allora ma, nel cuore dei suoi familiari, ovviamente, resta indelebile  il dolore e vivo il ricordo.

Qualche tempo  fa, sui messaggi della nostra pagina Facebook, arriva una timida richiesta.

A scrivere è Stefania Fontana, la sorella di Manuel che, chiedendo scusa per il disturbo, ci prega di interessarci se qualcuno in valle, abituato a compiere ascensioni, ha notizie di una piccola lapide posta nella roccia, in ricordo di Manuel, in zona Rifugio Benigni, sulla Via Calegari, in prossimità dei Denti della Vecchia, a quota 2200 metri.

Ci racconta, sempre timidamente, che era sempre stato il papà Onofrio ad occuparsi di pulire, controllare il buono stato della lapide, ma che ora, troppo anziano, era tanto tempo che non si recava fin lassù e che nemmeno lei stessa, Stefania, era riuscita durante l’ultima estate a recarsi sul luogo, al fine di poter tranquillizzare i suoi genitori.

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In un attimo, grazie alla velocità del web,  il tam-tam della valle entra in funzione e, tra Carlo Mazzoleni (gestore del Nuovo Rifugio Salmurano), Cristian Candiotto (alpinista) e Fabio Donati (gestore del Cioky Bar di Pescegallo), riusciamo ad avere l’informazione tanto attesa dalla famiglia Fontana: la piccola lapide sta bene, è in ordine, è tutto a posto lassù… Ma soprattutto una promessa: chiunque passerà di lì si occuperà di controllare il suo stato e di riferirlo a Stefania tramite noi!

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Da sinistra: Cristian (detto “Cinghio”), Carlo e Fabio

A quel punto, tutti commossi, chiediamo a Stefania di raccontarci meglio ciò che accadde 13 anni fa.

“Manuel era andato ad arrampicare il sabato mattina, dovevano essere in due, ma era solo… Noi lo abbiamo saputo il lunedì mattina perché hanno telefonato dal lavoro.  Non ci eravamo preoccupati perché sabato sera doveva andare ad una riunione del CAI e la domenica via con amici. A volte si fermava anche la notte tra le sue adorate montagne. Sapendo dove era andato, lo hanno  trovato, anche perché uno del soccorso lo aveva incrociato proprio quella mattina. E probabilmente è scivolato a fine cordata quando stava già mettendo via il tutto…”

emanuele fontana

Ringraziamo la famiglia Fontana per averci regalato un pezzo della loro vita, una parte dolorosa, ma al tempo stesso piena di amore e di speranza dove il web, a volte freddo, distaccato e criticato, ha potuto invece, questa volta, addolcire gli animi ed emozionare i cuori di chi, come il padre di Manuel, aveva bisogno di sapere che suo figlio fosse ancora lassù, ben saldo a quella roccia ad oltre 2000 metri, a godersi le sue montagne.

Forse da lassù si vede anche il Nepal.

 

✏️ Scritto da Paola Caneva,
il 26/10/2016.

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