Pacin Paciana, il Robin Hood delle Orobie
pacin paciana

Briganti: fuorilegge o giustizieri? Non è così facile rispondere a questa domanda, specialmente quando parliamo di banditi come il Pacin Paciana: ribelle, difensore dei deboli e dei poveri, viene da molti considerato il Robin Hood delle Orobie… Scopriamo perché!

brigante

La Valtellina e la Val Brembana in passato sono state il palcoscenico di personaggi veramente pittoreschi, che hanno poi stuzzicato la fantasia dei loro abitanti: non è un caso che le loro storie siano giunte fino ai giorni nostri!
Oggi vogliamo parlarvi di una figura particolarissima che bazzicò tra la via Prìula e il passo di San Marco, catturando a tal punto l’immaginario popolare da diventare un personaggio ricorrente nel teatro dei burattini (specialmente nel Bergamasco): si tratta del Pacin Paciana, un brigante vissuto durante il XVIII secolo.

Ogni libro dedicato al brigantaggio italiano cita il Pacin Paciana, bandito dal sangue freddo ricercato per numerosi omicidi, noto per una caratteristica in particolare: prendeva di mira solamente i ricchi e sosteneva i più poveri! “Pacin Paciana”, però, è solo un appellativo: il suo vero nome era Vincenzo Pacchiana e nacque nel 1773 a Zogno, in provincia di Bergamo. Presto però divenne famoso lungo tutta la Via Prìula, la storica strada che collegava Bergamo a Morbegno.

Grazie alle sue imprese, il Pacin Paciana si guadagnò il rispetto e il sostegno del popolo e degli umili, che lo presero in simpatia a tal punto da soprannominarlo Re della strada, Re della montagna, gran Re della Val Brembana. Ma perché tale Vincenzo Pacchiana decise di dedicare la sua esistenza al brigantaggio? Come per molti fuorilegge, tutto iniziò a causa di un’ingiustizia.

via priula

L’uomo che sarebbe diventato il Pacin Paciana era, un tempo, un semplice oste zognese (anche se, secondo un’altra versione, era un gendarme veneto) che trascorreva onestamente le sue giornate. Una sera, però, giunsero nella sua taverna due viandanti che gli chiesero in prestito l’orologio: il giorno dopo, infatti, avrebbero dovuto riprendere il loro viaggio ad un’ora ben precisa. Il signor Pacchiana si fidò, ma quelli la mattina seguente se ne andarono senza averglielo restituito… l’avessero mai fatto! L’oste li seguì, riuscì a bloccare proprio il viandante che lo aveva derubato e, a suon di minacce e di sberle, ritornò in possesso del suo amato orologio.

Il signor Pacchiana, ottenuto quel che voleva, lasciò andare il viaggiatore… ma fu un grande errore! Infatti questi lo denunciò di furto presso i gendarmi napoleonici, che gli credettero ciecamente. Vincenzo Pacchiana venne quindi illegittimamente arrestato, cosa che non gli andò per niente giù (e a ragione!): decise che non avrebbe più seguito le leggi di una giustizia che non era riuscito a tutelarlo e, a condanna finita, si diede al brigantaggio.

Fu così che iniziò la leggenda del Pacin Paciana.

Era imprendibile e nessuno dei gendarmi riusciva ad acciuffarlo: sulla sua testa c’era una taglia di 100 franchi (se veniva consegnato morto, invece, la ricompensa era di 60 franchi), ma acchiapparlo non era certo cosa facile!

Si narra di un episodio in cui la giustizia riuscì quasi a catturarlo, in prossimità del ponte di Sedrina, ma il Pacin riuscì a scamparla gettandosi nel fiume sottostante. Prima del memorabile tuffo, il capo dei gendarmi esclamò, sicuro di averlo in pugno: “Anche le vecchie volpi si prendono!”. Il brigante, però, replicò con sagacia: “Le vecchie volpi sì, ma non di questo pelo!”, e uscì di scena saltando dal ponte.

sedrina

Soltanto un inganno degno di Giuda avrebbe potuto condannare il Pacin Paciana, e purtroppo fu proprio quello che accadde.

Mentre riposava tra i boschi della valle, il Pacin venne morso da un serpente: sopravvisse all’episodio, ma aveva bisogno di un rifugio per recuperare le forze. Decise quindi di chiedere ospitalità ad un suo amico e “collega” brigante, Carcino Carciofoli. Forse sarebbe meglio scrivere anche “amico” tra virgolette, perché il Carciofolì (in dialetto), pur di ottenere la taglia sulla sua testa, gli sparò mentre dormiva, per poi tagliargli la testa. Consegnò la macabra prova ai gendarmi, che la esposero come monito: la leggenda del Pacin finiva quindi per colpa di un tradimento, nel 1806, anche se il suo nome viene ricordato tuttora.

san marco 2

 

✏️ Scritto da Vanessa Maran,
il 20/12/2016.

3 Comments

  • anonimo ha detto:

    Tra storia e leggenda, quello è un bellissimo argomento.
    Robin Hood o solo brigante … … ha fatto una brutta fine lo stesso !!!

  • Stefano ha detto:

    Bravissima Vanessa, ottima esposizione. (Anche se, con ogni probabilità l’episodio dei due ladri avvenne nell’ultimo periodo della repubblica veneta.

    • FU.PES. ha detto:

      Grazie, Stefano! Facendo ricerche sull’argomento, per quanto riguarda l’episodio dei due ladri, abbiamo trovato il riferimento alle autorità napoleoniche e abbiamo mantenuto la storia così com’era… Quando la storia sfuma con la leggenda e le “dicerie”, non sempre è possibile arrivare ad una datazione precisa 🙂

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