Bona Lombarda: storia di una guerriera
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Il nome di Bona Lombarda riecheggia in tutta la Valtellina: a Morbegno una via è dedicata a lei, un quadro di Sacco la ritrae con abiti da nobildonna e tantissimi sono gli storici ad aver documentato le sue gesta. Ma chi era Bona Lombarda, e perché merita di essere ricordata tra le eroine italiane?

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Bona Lombarda (anche se probabilmente è più corretto dire “Lombardi”) è un personaggio storico a tutti gli effetti, anche se ha caratteristiche così singolari da risultare a metà strada tra la storia e la leggenda: infatti, come quella di altre eroiche personalità del passato, anche la vita di questa donna sfuma nel mito. Certo, però, è che fosse originaria di Campione di Sacco (oggi Cosio Valtellino) e che fu la moglie di Pietro Brunoro, capitano di ventura amico di Francesco Sforza. È noto anche che fosse solita combattere al fianco del marito, arrivando addirittura a guidare degli uomini in battaglia… Non male, per una pastorella del Quattrocento!

Pietro Brunoro, in seguito a un conflitto tra veneziani e milanesi, si ritrovò a presiedere il territorio valgerolese e conobbe Bona mentre questa pascolava il suo gregge: si racconta che in seguito i due si sposarono nella chiesa di Sacco (altri, invece, parlano addirittura di un rapimento) e che da allora non si separarono mai più, nemmeno in tempo di guerra… E di guerre, nel Quattrocento, ce ne furono tantissime. Fu proprio una di queste a dividerli, alla fine: infatti Brunoro perì in uno scontro contro i Turchi, e Bona lo seguì pochi anni dopo.

Abbiamo fonti diverse sull’esistenza di Bona Lombarda, dai cronisti del Quattrocento agli storici dei secoli successivi, ma tutti concordano su questo: che fu una donna intelligente e coraggiosa, con spiccate abilità strategiche e militari. Oltre ad un paio di suoi ritratti (uno a Sacco e un altro all’interno della Rocca di Fontanellato: Brunoro, infatti, era il figlio naturale di un membro della nobile famiglia dei Sanvitale), a ricordare le sue imprese c’è anche una lapide commemorativa, in una cappella di Campione di Sacco, che alla fine recita queste parole:

“Anche in poveri tuguri e sotto ruvide spoglie nascondonsi talvolta magnanimi spiriti capaci di ardue e nobilissime imprese”.

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“Ruvide spoglie”, certamente, anche perché Bona Lombarda venne descritta come “povera di beni di fortuna […] ma più di talenti era stata dal Ciel dotata”. Nacque nel 1417 da un soldato di ventura, Gabrio Lombardi, e dalla figlia di un mercante, Pellegrina: i suoi genitori si conobbero in Germania e fuggirono per amore a Sacco, dove il fratello di Lombardi svolgeva il ruolo di prete.
Bona rimase purtroppo orfana in tenera età e furono i suoi zii, la sorella e il fratello del padre, ad allevarla.

Per ora questo sembra il classico quadretto della povera orfanella nata in un paesino sperduto, ma in realtà Sacco era, prima dell’arrivo della peste, un centro popolato, abitato da importanti esponenti della zona di Morbegno e dintorni: non è un caso che gli affreschi che ancora abbelliscono il paese risalgano proprio ai secoli XV e XVI.

A quindici anni – età in cui incontrò Brunoro – Bona Lombarda era una ragazza di “picciola statura”, mingherlina, con i capelli scuri e un carattere forte. Correva l’anno 1432 e le tensioni tra il Ducato il Milano e la Repubblica di Venezia esplodevano in guerriglie, conflitti e battaglie le cui sorti dipendevano dai soldati di ventura. Le due potenze si contendevano i territori di Brescia e della Valtellina, fino a quando, in seguito alla Battaglia di Delebio (18-19 novembre 1432), i veneziani furono costretti a ritirarsi. Brunoro ai tempi era un capitano al servizio di Filippo Maria Visconti e, dopo la vittoria, si trasferì a Morbegno, diventando il governatore a guardia del territorio.

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Capitò un giorno in cui Brunoro, durante una partita di caccia, si avventurò a Sacco in una zona che oggi è conosciuta come la frazione di San Carlo, in una radura affiancata da un umile casolare. Qui, tra gli alberi, scorse per la prima volta la figura di Bona, mentre la ragazza pascolava il gregge insieme alle sue amiche. Si racconta che Brunoro se ne invaghì immediatamente e che ritornò sempre più spesso in quella radura: Bona e il capitano divennero amici e finirono con l’innamorarsi, complice anche la splendida ambientazione dei loro pomeriggi tra le montagne.

Secondo le versioni più recenti, Bona e Brunoro si sposarono nella chiesa di Sacco, ma probabilmente si unirono in matrimonio solo in seguito, dopo aver combattuto insieme numerose battaglie: Bona, infatti, si travestiva da soldato e partecipava attivamente al combattimento.

“lo seguiva sempre a cavallo e a piedi, per monti e per valli, per mare e per terra, con ammirevole docilità e fedeltà, né mai l’abbandonò”.
Giovanni Guler

Non era, sicuramente, vita semplice: quella del capitano di ventura era un’esistenza movimentata, per usare un eufemismo, dove la ricchezza si sposava con il rischio. Lo “stipendio” del soldato di ventura, infatti, dipendeva dal bottino dei saccheggi e delle battaglie: battaglie molto pittoresche, dove lo scintillare delle armature e i colori degli stendardi erano accompagnati dal sangue dei feriti e dalle urla dei soldati. Inoltre non si giurava fedeltà a nessun Signore: i venturieri combattevano per il miglior offerente, assicurando la loro lealtà solo al “dio denaro”.

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Battaglia dopo battaglia, Bona lasciò la Valgerola e viaggiò in tutta Italia, ma non solo. Nel 1440 si trovava insieme a Brunoro sul lago di Garda, durante la Battaglia di Torbole, citata nei libri di storia soprattutto per questa particolarità: i veneziani, per appoggiare Brescia contro i milanesi, navigarono con la loro flotta lungo l’Adige e, giunti a Rovereto, trascinarono barconi e galee per tutto il Monte Baldo… una fatica mica da ridere, “navigare” per terra!

Bona e Brunoro combatterono a fianco dei veneziani contro i milanesi, vincendo la battaglia: fu proprio lei a portare la notizia a Venezia, portando con sé lo stendardo di Milano. E, tra un successo e l’altro, con il marito riuscì anche a costruirsi una famiglia, formata da due figli e una figlia.

La Battaglia di Torbole era un caso isolato, dato che Brunoro solitamente lottava per il Ducato di Milano: era infatti amico di Francesco Sforza, del quale era stato “allievo” nell’arte della guerra, e nel 1441 è addirittura tra gli invitati del suo matrimonio con Bianca Maria Visconti. Come abbiamo spiegato poco prima, però, i soldati di ventura non erano fedeli a nessuno, e questo valeva anche per Brunoro: infatti la sua amicizia con Sforza terminò nel 1443, quando passò al servizio di Alfonso d’Aragona, re di Napoli.

Francesco Sforza interpretò questo “cambio di bandiera” come un tradimento, tant’è che decise di vendicarsi con un inganno: fece preparare delle finte prove che dimostrassero che, in realtà, l’intento di Brunoro era quello di uccidere Alfonso d’Aragona, avvisando prontamente il re di Napoli della minaccia. Il capitano venne arrestato e imprigionato in Spagna dal 1443 al 1453, privato di tutti i suoi beni e anche dei suoi uomini: probabilmente sarebbe morto in catene, se Bona non fosse intervenuta. La donna, infatti, non se ne restò con le mani in mano e viaggiò per tutta l’Europa, di corte in corte, alla ricerca di persone influenti che potessero garantire la libertà del marito. Grazie alla sua diplomazia, Re Alfonso si convinse a ridare a Brunoro la sua libertà: non a caso nei libri di storia è conosciuto con l’appellativo di “Re Alfonso il Magnanimo”.

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Molto probabilmente Bona e Brunoro si sposarono solo dopo la liberazione di quest’ultimo, in modo che la donna diventasse la legittima moglie del capitano: il loro presunto matrimonio a Sacco, infatti, sarebbe solo una versione erronea nella storia di Bona, che si diffuse durante il XIX secolo per nascondere una relazione che, di fatto, venne legittimata solo anni dopo.

Con il marito tornato in libertà, Bona trovò subito un ingaggio per lui: la Battaglia di Pavone, combattuta dai veneziani contro i milanesi. Brunoro si schierò dalla parte della Serenissima e, durante lo scontro, rischiò di essere catturato. Bona allora scese in battaglia, guidando gli uomini della fanteria, dimostrando tutto il suo valore.

“Costei, dopo essersi armata da capo a piedi, lo scudo al braccio e la spada nel pugno, addimostrò nell’assalto grandissimo valore; e fu causa che la piazza forte venisse ripresa, ponendovi il piede per prima”.
Giovanni Guler

Insomma, ormai Brunoro combatteva dalla parte dei veneziani. Lo dimostra anche il fatto che, nel 1458, Bona partecipò ad un torneo organizzato in onore del Doge, che prevedeva come prova la conquista di un “finto” castello di legno, difeso da un gruppo di soldati: tra tutti i partecipanti, solo Bona riuscì nell’impresa.

I due coniugi continuarono a combattere per la Serenissima, tant’è che vennero mandati in Grecia per contrastare l’avanzata dei turchi: si trattava di battaglie ben più violente di quelle della penisola italiana, dato che riguardavano non solo questioni territoriali ma anche etniche e, soprattutto, religiose. Costantinopoli era caduta nel 1453 e le conquiste turche si facevano sempre più allarmanti: per questo Venezia, che aveva numerose basi commerciali in Grecia, aveva sempre più bisogno di uomini per difendersi.

Bona e Brunoro vennero mandati nell’Isola Eubea, chiamata dai veneziani “Negroponte”: la coppia si distinse anche al di fuori dei confini italiani, fino a quando Brunoro non morì durante uno degli scontri, nel 1466. Bona lo seguì due anni più tardi: nel momento della morte si trovava a Modone, nel Peloponneso.

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Di tutti i personaggi storici valgerolesi, Bona Lombarda è sicuramente il più avventuroso: ha girato l’Italia e l’Europa, battaglia dopo battaglia, in nome di un amore in cui credeva fermamente. Che abbia condotto una vita simile durante il XV secolo, poi, rende la sua figura ancora più straordinaria, quasi mitica.
La Valgerola non si è dimenticata di lei, tutt’altro: si vocifera addirittura che il suo fantasma si aggiri lungo l’antica mulattiera della valle, con le sembianze di una fiammella che gli abitanti potrebbero conoscere con il nome di ciarìn de san Carlu. Potete avvistarla soprattutto nelle notti d’estate, mentre si aggira in quegli stessi luoghi dove conobbe Brunoro.

 

✏️ Scritto da Vanessa Maran,
il 25/11/2016.

2 Comments

  • Bruno ha detto:

    “Anche in poveri tuguri e sotto ruvide spoglie nascondonsi talvolta magnanimi spiriti capaci di ardue e nobilissime imprese”.
    Bona Lombarda “fu una donna intelligente e coraggiosa” … … come sono ancora e sono sempre state le donne valgerolesi.
    Grazie a chi ha scritto questo post molto bene redatto e documentato !!!
    Ne avrei letto ancora per ore …

    Bruno

    • FU.PES. ha detto:

      Grazie Bruno: condividiamo il tuo pensiero sulle donne valgerolesi e siamo contenti che, alla fine, anche Bona Lombarda abbia avuto il suo spazio nel blog. Speriamo di continuare ad appassionarti anche con gli articoli futuri!

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